Soggettivazioni

Posted: Novembre 22nd, 2014 | Author: | Filed under: comune, Deleuze, epistemes & società, Foucault, post-filosofia, posthumanism | Commenti disabilitati su Soggettivazioni

di FEDERICO CHICCHI

Intervento sulla “produzione di soggettività” nell’incontro di autoformazione “Cartografia delle lotte”

Marx attack

Il soggetto come estimità del capitale

Non è per nulla facile costruire una riflessione sistematica sul soggetto. La soggettività è un concetto teorico a dir poco scivoloso, che scappa da tutte le parti quando provi a includerla in paradigma interpretativo.

Il soggetto (come la sua etimologia mostra chiaramente) è al contempo il risultato della presa dell’ordine simbolico sul bios, dell’azione del potere sull’individuo, e al contempo quell’elemento che rende strutturalmente insaturo quello stesso ordine e che bucandolo lo costringe ad un processo dinamico di continua trasformazione. Il capitalismo non è un cristallo.

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Algoritmi del capitale 1-2

Posted: Novembre 11th, 2014 | Author: | Filed under: au-delà, bio, comune, comunismo, crisi sistemica, critica dell'economia politica, digital conflict, epistemes & società, Foucault, Marx oltre Marx, postcapitalismo cognitivo, postoperaismo, Révolution | Commenti disabilitati su Algoritmi del capitale 1-2

1) Il diagramma di flusso della libertà

di Andrea Fumagalli, 11.11.2014

Tempi presenti. Il volume collettivo «Gli algoritmi del capitale» affronta il nodo del rapporto degli esseri umani con le macchine all’interno della produzione di ricchezza e della comunicazione on-line. Una discussione a più voci a partire dal «manifesto per una politica accelerazionista».

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2) Dispositivi politici per rompere le maglie strette della Rete

di Benedetto Vecchi, 11.11.2014

Algoritmi del capitale. I social network e i Big Data sono da considerare gli esempi che meglio di altri illustrano le tendenze del capitalismo.

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Tra politica ed etica: la questione della soggettivazione

Posted: Novembre 3rd, 2014 | Author: | Filed under: au-delà, Deleuze, epistemes & società, Foucault, post-filosofia | Commenti disabilitati su Tra politica ed etica: la questione della soggettivazione

di JUDITH REVEL

Versione italiana della conferenza presentata a Yale il 17 giugno nell’ambito del convegno internazionale “Michel Foucault: after 1984″ – Yale University, Whitney Center for Humanities, 17-18 ottobre 2014″

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Prendendo alla lettera l’intitolato di questo convegno, ho provato a riflettere su cosa avesse cambiato nella mia ricezione di Foucault negli ultimi anni – o per dirlo più direttamente, sulla differenza tra l’approccio al pensiero foucaultiano che esisteva quando ho cominciato ad avvicinarmi a Foucault, alla fine degli anni 1980, e il modo in cui mi sembra si possa – o si debba – lavorare oggi. È una banalità, probabilmente, ma lo sottolineo : la pubblicazione dei Dits et écrits, e successivamente l’impresa di edizione, ormai quasi compiuta, dei corsi al Collège de France, hanno radicalmente spostato, completato e a volte corretto molti degli assi di lettura di cui disponevamo. Ora uno degli assi di lettura, o se volete di problematizzazione, più importanti che è stato modificato in quel modo, mi sembra quello che articola insieme l’analitica dei poteri che segna la ricerca di Foucault negli anni 1970, e la dimensione etica che emerge nel suo pensiero nei primi anni 1980. È al modo in cui ciò avviene che vorrei tornare oggi, cercando di evidenziare quanto la nozione di soggettivazione sia stata fondamentale nel costruire il passaggio tra politica ed etica, fino ad evidenziare – sarà la mia ipotesi – la dimensione politica dell’etica, vale a dire anche l’etica intesa come prolungamento della politica e non come “ripiegamento” dalla politica.

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Foucault(s)

Posted: Novembre 2nd, 2014 | Author: | Filed under: anthropos, au-delà, bio, Foucault, Marx oltre Marx, post-filosofia | 7 Comments »

di Sandro Chignola

Pubblichiamo la versione italiana dell’intervento di Sandro Chignola al Colloque International “Foucault(s) 1984-2014″ (Paris, 19-21 mai 2014), in occasione dell’uscita del suo Foucault oltre Foucault. Una politica della filosofia (Derive Approdi, Roma, pp. 208).

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Il mio intervento sarà molto breve come mi è stato richiesto. Intendo mettere a tema – e mi scuso se posso farlo solo in modo molto diretto e brusco – una serie di questioni che riguardano Foucault, la sua filosofia, il rapporto che essa intrattiene con le scienze sociali.

Procedo per punti. Il primo: io credo si debba lavorare l’archivio dei testi foucaultiani con molta attenzione ed evitando un doppio rischio. Da un lato quello di fare di Foucault un Autore: un rischio che è evidentemente radicato nella nuova ondata degli studi foucaultiani e che viene sospinto dalla incessante pubblicazione di testi, corsi, materiali ed inediti che vengono offerti all’interpretazione degli studiosi. Operazione importante, certo, quest’ultima – non intendo affatto negarlo – e che ha permesso, in particolare in Italia, di sottrarre Foucault all’oblio cui era stato frettolosamente consegnato già sul finire degli anni ‘70. Ma operazione che, almeno a mio avviso, può però, per una paradossale eterogenesi dei fini, concludersi con il «monumentalizzare» Foucault riducendolo ad un semplice capitolo di una storia della filosofia rinsaldata nel suo accademicismo.

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Foucault 30 anni dopo

Posted: Ottobre 29th, 2014 | Author: | Filed under: Foucault | Commenti disabilitati su Foucault 30 anni dopo

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Due anni appena dopo la morte del filosofo, Didier Eribon cominciò a scrivere, nel 1986, una monumentale biografia. Un compito arduo per almeno tre motivi: il corpo di Foucault, pensatore assai mediatico, era presente nel ricordo di seguaci e oppositori; un corpo capace di buttarsi nella mischia, di affrontare la polizia durante le manifestazioni di piazza, ma anche di stregare un pubblico fedelissimo nelle sue lezioni al Collège de France. Quel corpo, però, era anche scandaloso, segnato dal tabù della morte per AIDS e dall’omosessualità: secondo Eribon, non era possibile capire appieno l’impresa enorme con cui Foucault decostruiva le categorie del sano e del malato, attraverso la vita degli “uomini infami”, senza studiare da vicino il percorso biografico e intimo del pensatore. Non da ultimo: sul finire degli anni Ottanta, la filosofia francese chiedeva un ritorno all’ordine contro l’afflato libertario del Sessantotto e Foucault diventava una voce scomoda, da archiviare rapidamente. Non a caso, la biografia di Didier Eribon, pubblicata da Flammarion nel 1989, fece scandalo.

19.06.14 Lo spettro di Foucault

A trent’anni dalla morte, Foucault è diventato una figura imprescindibile del pensiero contemporaneo; travalicando (come sua intenzione) gli steccati tra le varie discipline, ha influenzato la riflessione di sociologi, politologi, economisti (fino a far parlare di un “Foucault neo-liberale”), dando un impulso fondamentale agli studi sul genere (Butler) e alle nuove discussioni sul biopotere (Agamben). Lo stesso Didier Eribon – autore di saggi ormai classici come “Riflessione sulla questione gay” e “Una morale del minoritario” – ne è stato profondamente influenzato. Il sociologo francese (professore all’Università di Amiens) denuncia però i rischi connessi allo strepitoso successo dell’opera, anche postuma, di Michel Foucault, sottoposta a disquisizioni universitarie talvolta capziose, che cercano di sterilizzare il suo pensiero, neutralizzandone la carica fondamentalmente sovversiva.
Pierre Lepori

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The Mesh of Power

Posted: Ottobre 4th, 2014 | Author: | Filed under: anthropos, au-delà, bio, epistemes & società, Foucault, Marx oltre Marx | Commenti disabilitati su The Mesh of Power

by Michel Foucault

Cyborg

We will attempt to pro­ceed towards an analy­sis of the con­cept of power.1 I am not the first, far from it, to attempt to skirt around the Freudian schema that pits instinct against sup­pres­sion [répres­sion], instinct against cul­ture.2 Many decades ago, an entire school of psy­cho­an­a­lysts tried to mod­ify and develop this Freudian schema of instinct ver­sus cul­ture, and of instinct ver­sus sup­pres­sion – I am refer­ring to psy­cho­an­a­lysts in the Eng­lish as well as the French lan­guage, like Melanie Klein, Win­ni­cott, and Lacan, who have tried to show that sup­pres­sion, far from being a sec­ondary, ulte­rior, or later mech­a­nism, which would attempt to con­trol a given or nat­ural play of instinct, con­sti­tutes a part of the mech­a­nism of instinct, or, more or less, of the process through which the sex­ual instinct [l’instinct sex­uel] is devel­oped, unfolded and con­sti­tuted as drive [pul­sion].

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Attualità di Lacan

Posted: Agosto 30th, 2014 | Author: | Filed under: anthropos, bio, Deleuze, epistemes & società, Foucault, General, lacanism, psichè | Commenti disabilitati su Attualità di Lacan

di Federico Chicchi

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Ogni lettore che si rispetti lo sa bene: ci sono libri che si limitano ad aggiungere semplici didascalie e libri che producono concatenamenti, aprendo nuovi e imprevedibili orizzonti di ricerca. Questo secondo è certamente il caso di Attualità di Lacan (a cura di Alex Pagliardini e Rocco Ronchi per Textus edizioni, 2014), un libro imperdibile per chi non sia allergico a quella fondamentale passione dell’essere che lo psicoanalista francese definiva ignoranza.

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La contromossa del desiderio. Quarant’anni dopo L’anti-Edipo

Posted: Luglio 27th, 2014 | Author: | Filed under: anthropos, arts, au-delà, bio, Deleuze, epistemes & società, Foucault, post-filosofia | Commenti disabilitati su La contromossa del desiderio. Quarant’anni dopo L’anti-Edipo

di Fabio Treppiedi

Ci sono due modi di richiamarsi alle distruzioni necessarie: quella del poeta, che parla in nome di una potenza creatrice, atta a rovesciare tutti gli ordini e tutte le rappresentazioni per affermare la differenza nello stato di rivoluzione permanente dell’eterno ritorno; e quella del politico, che si preoccupa innanzitutto di negare ciò che differisce, per conservare, prolungare un ordine costituito nella storia, o per istituire un ordine storico che sollecita già nel mondo le forme della propria rappresentazione. E’ possibile che entrambi i modi coincidano, in un momento particolarmente turbato, ma essi non sono mai lo stesso.

Gilles Deleuze, Differenza e ripetizione

La vita troverà una via di scampo, anche da questa critica.

Martin Heidegger, Natorp-Bericht

antiedipo

1. ATTUALITÀ DELL’ANTI-EDIPO

L’Anti-Edipo nasce in un contesto politico culturale, immediatamente successivo al Sessantotto, in cui la posizione dei suoi due autori ha prodotto giudizi contrastanti. Considerato il manifesto azzardato, e a tratti incomprensibile, del desiderio anarchico, l’Anti-Edipo pone tuttora delle domande che mettono in luce, forse più di prima, l’ambizione kantiana e l’ispirazione spinoziana di Deleuze: il progetto a quattro mani con Guattari è infatti «una specie di Critica della ragion pura al livello dell’inconscio»1e, nello stesso tempo, uno «spinozismo dell’inconscio»2. Appaiono ancora rilanciabili tre domande dell’Anti-Edipo: I. Quali le traiettorie della psicanalisi dopo la scoperta freudiana di un principio di produzione inconscia? II. Perché il disagio psichico è vissuto con un certo imbarazzo nell’ambito di diversi saperi e di diverse istituzioni? III. In che modo l’inconscio incide sulle contraddizioni del presente, dunque, sui conflitti tra realtà differenti e sempre più estese quali società, gruppi, schieramenti etc.? Il noto attacco dell’Anti-Edipo alla psicoanalisi non si separa dal tentativo, sviluppato nel corso dell’intero libro, di fondare una politica del desiderio. Tentativo, questo, che Deleuze e Guattari articolano sui due piani strettamente connessi di una critica alle letture «edipizzanti» del sociale e di un’analisi dei modi di riproduzione del capitalismo. Ponendo le questioni nel segno di questa duplice tensione, Deleuze e Guattari concepiscono la «schizoanalisi» come una pratica mediante cui rilevare criticamente, nel loro contesto, i limiti di psicoanalisi e marxismo nelle loro stesse capacità di lettura e trasformazione della realtà e della storia.

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Valutazione? Trasvalutazione!

Posted: Luglio 7th, 2014 | Author: | Filed under: anthropos, au-delà, bio, epistemes & società, Foucault, Marx oltre Marx, postcapitalismo cognitivo, postoperaismo, psichè, Révolution | Commenti disabilitati su Valutazione? Trasvalutazione!

di FRANCESCA COIN

“Lasciatevi rovesciare!”
Zarathustra

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Qualche mese dopo l’occupazione di Gezi Park Stephen Snyder[1] scriveva un articolo per Roar Magazine nel quale descriveva le proteste turche come un processo di trasvalutazione. É un processo di trasvalutazione quello che ha infiammato Istanbul, scrive Snyder, un intreccio di danza e arti, intensità estetiche e performance creative nel quale la singolarità si era strappata di dosso la vecchia pelle del lavoro astratto ed era esondata nelle strade celebrando nuovi valori. È la stessa scena, infondo, quella che perturba le piazze mondiali, quella di una soggettività che si strappa di dosso il lavoro e lo dismette insieme alla sua morale, insieme alla sua interpretazione di vero e falso, giusto e sbagliato, di buona o cattiva condotta, insieme a quell’attualità “falsa crudele contraddittoria corruttrice e senza senso” che Nietzsche descrive nella Volontà di Potenza. È un processo di trasvalutazione, quello che dissolve la vecchia epoca neo-liberale e afferma “il movimento ascendente della vita, la buona riuscita, la potenza, la bellezza, l’affermazione di sé sulla terra”[2] in una socialità che interrompe l’eterno ritorno del medesimo, quel processo continuo che dall’accumulazione primitiva si ripete ogni giorno tessendo uno stretto legame tra morale, produzione capitalistica e stato per lasciarlo dietro sé. In questo contesto quello strano incontro per cui il “libero proprietario della propria capacità di lavoro, della propria persona” si incontra sul mercato con il possessore di denaro “e i due entrano in rapporto reciproco come possessori di merci, di pari diritti, distinti solo per essere l’uno compratore, l’altro venditore, persone dunque giuridicamente eguali”[3] si fa esotico. L’incontro tra il possessore di denaro e il possessore di forza lavoro è qui sospeso, umiliato dall’altera indifferenza di una delle due parti. Esiste un duplice processo, in questa esondazione. Per cessare di essere agite e di agire come lavoro astratto, le forze reattive devono non solo rifiutare lo scambio e il suo valore, sottrarsi all’infinita negoziazione di “giusti” tempi e orari di lavoro. Non si tratta solo di rifiutare le condizioni dello scambio o di ribellarsi al primato dei forti sui deboli e dei signori sugli schiavi. Si tratta di trasformarne i valori.

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La differenza italiana

Posted: Giugno 26th, 2014 | Author: | Filed under: anthropos, au-delà, Deleuze, Foucault, Marx oltre Marx, post-filosofia | Commenti disabilitati su La differenza italiana

Genealogie dell’impersonale, della passività radicale e della debolezza tra Esposito, Agamben e Vattimo

di Andrea Sartori*

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In un articolo pubblicato nel 1976 sulla rivista L’erba voglio fondata dallo psicoanalista Elvio Fachinelli (1928-1989), Mario Perniola individuava nell’eterno ritorno dell’uguale il tratto fondamentale (e paradossale) della differenza italiana. Secondo quella diagnosi, il Paese era bloccato – fin nel suo genoma culturale – nell’impossibilità di evadere dall’apparenza del cambiamento. Perniola dilatava pertanto l’amara constatazione di Tomasi di Lampedusa (1896-1957) – secondo la quale tutto deve cambiare perché tutto rimanga così com’è – a cifra interpretativa non solo dell’Italia unificata, ma delle sue radici culturali pre-risorgimentali, addirittura cinquecento-secentesche. Il barocco italiano, ad esempio, con la sua enfasi sulla mutevolezza delle forme e delle immagini – l’Adone di Giovan Battista Marino (1569-1625) venne pubblicato nel 1623 a Parigi – già preludeva nell’analisi di Perniola alla levità, alla leggerezza senza peso specifico d’una società che ben conosciamo. Un società, in altri termini, il cui immaginario doveva essere fagocitato a breve da un nuovo soggetto economico-politico, incentrato sul possesso e l’utilizzo dei mass-media (della televisione, in particolare). Non molti anni dopo il 1976 in cui uscì l’articolo di Perniola, il governo socialista presieduto da Bettino Craxi cedette di fatto, tra il 1984 e il 1985, il monopolio della televisione commerciale a Silvio Berlusconi – ponendo così le basi di un successo che l’imprenditore, a partire dal 1994, avrebbe sfruttato anche sul piano politico.

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