Foucault 30 anni dopo

Posted: ottobre 29th, 2014 | Author: | Filed under: Foucault | No Comments »

Foucault1

Due anni appena dopo la morte del filosofo, Didier Eribon cominciò a scrivere, nel 1986, una monumentale biografia. Un compito arduo per almeno tre motivi: il corpo di Foucault, pensatore assai mediatico, era presente nel ricordo di seguaci e oppositori; un corpo capace di buttarsi nella mischia, di affrontare la polizia durante le manifestazioni di piazza, ma anche di stregare un pubblico fedelissimo nelle sue lezioni al Collège de France. Quel corpo, però, era anche scandaloso, segnato dal tabù della morte per AIDS e dall’omosessualità: secondo Eribon, non era possibile capire appieno l’impresa enorme con cui Foucault decostruiva le categorie del sano e del malato, attraverso la vita degli “uomini infami”, senza studiare da vicino il percorso biografico e intimo del pensatore. Non da ultimo: sul finire degli anni Ottanta, la filosofia francese chiedeva un ritorno all’ordine contro l’afflato libertario del Sessantotto e Foucault diventava una voce scomoda, da archiviare rapidamente. Non a caso, la biografia di Didier Eribon, pubblicata da Flammarion nel 1989, fece scandalo.

19.06.14 Lo spettro di Foucault

A trent’anni dalla morte, Foucault è diventato una figura imprescindibile del pensiero contemporaneo; travalicando (come sua intenzione) gli steccati tra le varie discipline, ha influenzato la riflessione di sociologi, politologi, economisti (fino a far parlare di un “Foucault neo-liberale”), dando un impulso fondamentale agli studi sul genere (Butler) e alle nuove discussioni sul biopotere (Agamben). Lo stesso Didier Eribon – autore di saggi ormai classici come “Riflessione sulla questione gay” e “Una morale del minoritario” – ne è stato profondamente influenzato. Il sociologo francese (professore all’Università di Amiens) denuncia però i rischi connessi allo strepitoso successo dell’opera, anche postuma, di Michel Foucault, sottoposta a disquisizioni universitarie talvolta capziose, che cercano di sterilizzare il suo pensiero, neutralizzandone la carica fondamentalmente sovversiva.
Pierre Lepori

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Sogno di un sindacato in un autunno caldo: Camusso riforma la Cgil contro Renzi

Posted: ottobre 29th, 2014 | Author: | Filed under: comune, comunismo, epistemes & società, Révolution, vita quotidiana | No Comments »

di ROBERTO CICCARELLI

Questo testo è pubblicato anche su www.lavoroculturale.org. Lo riprendiamo come importante contributo al dibattito che Euronomade ha promosso intorno ai temi del sindacalismo sociale (questo l’intervento di apertura: Alberto De Nicola, Biagio Quattrocchi, La torsione neoliberale del sindacato tradizionale e l’immaginazione del «sindacalismo sociale»: appunti per una discussione)[vedi il post sotto]. A breve, pubblicheremo altri lavori sul tema, tra i quali un intervento di Michael Hardt, che riprende la discussione del seminario Spazi costituenti di Passignano.

Whittier

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La torsione neoliberale del sindacato tradizionale e l’immaginazione del «sindacalismo sociale»: appunti per una discussione

Posted: ottobre 28th, 2014 | Author: | Filed under: comune, comunismo, critica dell'economia politica, epistemes & società, postcapitalismo cognitivo | 1 Comment »

di ALBERTO DE NICOLA e BIAGIO QUATTROCCHI.

kintsugi

1. Introduzione

Lo scopo di questi appunti è quello di stimolare una duplice riflessione. Assistiamo, oramai da lungo tempo, ad una profonda trasformazione della funzione del sindacato tradizionale. Con esso intendiamo le organizzazioni eredi del movimento operaio: come la forma sindacale confederale e le esperienze “cogestionarie” tedesche. Questa trasformazione sembra essere profondamente segnata da una torsione in chiave neoliberale del soggetto sindacale, divenuto “istituzione” attiva nel sistema della governance, al pari degli altri soggetti che in essa vi operano. In quanto tale, questa istituzione, sembra sempre di più introiettare quella razionalità governamentale tipica dell’impresa. Dal sindacato come soggetto autonomo per il conflitto sul salario, si assiste alla formazione di una organizzazione manageriale che svolge una funzione attiva nella segmentazione della forza-lavoro e nel processo di trasformazione del welfare.

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Linguaggio e immanenza. Kierkegaard e Deleuze sul “divenir-animale”

Posted: ottobre 28th, 2014 | Author: | Filed under: anthropos, au-delà, bio, Deleuze, philosophia, post-filosofia | No Comments »

di FELICE CIMATTI
[dal n. 363/2014 di “aut aut“]

Quanto grande dev’essere la violenza da fare al pensiero per diventare capaci di pensare, la violenza di un movimento infinito che ci priva al tempo stesso del potere di dire Io?[1]

balletto

1. “La nostra impresa più difficile”

Immanenza. È una nozione difficile da articolare, perché se per spiegare un concetto si ricorre a un altro concetto, al suo contrario o a uno simile, questo non si può fare per l’immanenza, che è un concetto limite, che assorbe in sé tutti gli altri, e li annulla. L’immanenza non è propriamente il contrario della trascendenza. È questa che ha bisogno dell’immanenza, come suo contrario, per precisare se stessa, per definirsi come l’ambito di ciò che non è immanente, non è mondano, non è terreno. L’immanenza è lo spazio che si apre quando tutti i dualismi sono stati superati, e non rimane che un unico ambito, quello appunto dell’immanenza. Uno spazio che proprio per questa ragione è impensabile e indicibile: “Il piano di immanenza non è un concetto, né pensato né pensabile”.[2] Non si può pensare, ché per pensarlo occorrerebbe essere al suo esterno, ossia nella trascendenza; per la stessa ragione non può dirsi, perché il linguaggio incarna l’essenza stessa di ogni dualismo, della cosa e del segno, del significato e del significante, del contenuto e dell’espressione. È difficile quindi pensare l’immanenza.

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Senza padri e melanconici

Posted: ottobre 27th, 2014 | Author: | Filed under: Deleuze, epistemes & società, lacanism, post-filosofia, psichè, vita quotidiana | No Comments »

di Federico Zappino

Appunti (a mo’ di recensione) intorno a Senza padri. Economia del desiderio e condizioni di libertà nel capitalismo contemporaneo di Paolo Godani (DeriveApprodi, 2014).

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La mia relazione con Senza padri. Economia del desiderio e condizioni di libertà nel capitalismo contemporaneo di Paolo Godani è stata, ed è tuttora, complicata. Senza indugiare oltremodo nei triboli emotivi, i moventi di questo attaccamento, e delle alternate, quasi reazionarie!, prese di distanza dal libro, affondano nella personale convinzione che buona parte della geremiade psicoanalitica e filosofica sull’evaporazione del Padre, e la conseguente riabilitazione di questa categoria, da cui il libro di Godani prende esplicitamente le mosse, sia fondamentalmente in malafede, posticcia, ancora prima che fuori asse, o reazionaria. Vi sarebbero infatti ottimi motivi per dubitare che la retorica dell’evaporazione del Padre, questo «nuovo ordine del discorso», come lo definisce lo stesso autore, abbia una, e una sola, funzione: lavorare, in modo più o meno cosciente, o più o meno sottile, al servizio dello spostamento del conflitto sociale su un terreno del tutto fittizio – conflitto che invece deve essere mantenuto vivo, ma da tutt’altra parte.

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Marx, Blade Runner e la filosofia

Posted: ottobre 26th, 2014 | Author: | Filed under: philosophia, post-filosofia | No Comments »

di Roberto Sidoli, Daniele Burgio, Lorenzo Leoni

Introduzione dal volume Pitagora, Marx e i filosofi rossi in via di pubblicazione

Socrate

Aristotele Platone Luca della RobbiaPitagora, il geniale filosofo e matematico, un protocomunista?

Aristotele, un sostenitore accanito della schiavitù e della proprietà privata dei mezzi di produzione?

Locke e Voltaire, due filosofi illuministi, allo stesso tempo sostenitori della legittimità della schiavitù e del traffico di schiavi africani verso le colonie europee in America?

Il sofisticato filosofo Martin Heidegger, un pensatore antisemita e anticomunista, capace a volte di scavalcare “a destra” lo stesso nazismo genocida?

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[cap. 1]


La potenza di astrazione e il suo antagonismo. Sulle psicopatologie del capitalismo cognitivo

Posted: ottobre 25th, 2014 | Author: | Filed under: au-delà, comune, crisi sistemica, Deleuze, digital conflict, epistemes & società, postcapitalismo cognitivo | No Comments »

di MATTEO PASQUINELLI

La vita fende la materia, elabora e contrae la materia, dando vita alle virtualità contenute nel materiale in direzioni sconosciute. La vita emerge come divenire-concetto, divenire-pensiero o, nel caso della coscienza, come divenire-cervello. — Elisabeth Grosz[1]

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Il dibattito filosofico-politico degli ultimi anni, almeno alle latitudini del pensiero francese e italiano, è stato caratterizzato da una oscillazione concettuale che ha focalizzato di volta in volta il lavoro immateriale o il lavoro affettivo, l’economia della conoscenza o l’economia del desiderio, il cognitivo o il biopolitico. Nessuna agenda di ricerca o politica è stata immune a questa oscillazione, talvolta recitando in modo polemico un polo contro l’altro.

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La nozione mitica del valore in Grecia

Posted: ottobre 25th, 2014 | Author: | Filed under: arts, philosophia, psichè | No Comments »

di Louis Gernet

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Esistono funzioni mentali, come quelle del diritto e dell’economia, di cui quasi dimentichiamo l’esistenza, e ciò perché operano nelle nostre società secondo un meccanismo da cui l’uomo potrebbe sembrare assente. Per riconoscerle come prodotti dello spirito, non dobbiamo inizialmente guardare al loro stato moderno: il diritto e l’economia hanno un passato di cui un’inconscia filosofia illuminista può far misconoscere la ricchezza; e proprio questo passato ha portato alla loro elaborazione. Una fra le ragioni d’essere più sicure della storia consiste nel restituire, dove può – e per quanto può -, le antiche condizioni nelle quali si possono cogliere meglio delle creazioni umane: lavoro in primo luogo di indagine psicologica.

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L’essere superflui e “l’angoscia del ceto medio”

Posted: ottobre 22nd, 2014 | Author: | Filed under: comunismo, crisi sistemica, epistemes & società, Marx oltre Marx, postoperaismo | No Comments »

Il fenomeno dell’esclusione e della stratificazione sociale nel capitalismo

di Roswitha Scholz

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1. Introduzione: “condizione di classe”, esclusione specifica di una classe, o declassamento generalizzato? È questa la questione oggi! 2. Il fenomeno dell’essere superflui nel capitalismo fino alla fine del XIX secolo – un breve abbozzo 3. La “società del ceto medio livellato” 4. Individualizzazione al di là di classe e ceto? 5. La distruzione del “nuovo ceto medio” e i “nuovi autonomi” precari 6. Il feticcio della lotta di classe 7. Lotta senza classi? 8. L’ultimo stadio della classe media 9. La società del ceto medio e il genere 10. La società del ceto medio e l’immigrazione 11. L’esclusione come problema fondamentale del capitalismo. 12. Alcune osservazioni sul dibattito delle scienze sociali riguardo l’esclusione sociale e la “vulnerabilità sociale” nei ceti medi 13. Socializzazione del ceto medio, esclusione e forma sociale della scissione-valore.

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A proposito del concetto di Stato-nazione

Posted: ottobre 20th, 2014 | Author: | Filed under: crisi sistemica, epistemes & società, Marx oltre Marx, postoperaismo | No Comments »

di ANTONIO NEGRI

«Nazione» è stato, per molto tempo, un concetto difficilmente definibile al di fuori di quell’altro concetto che era lo Stato-nazione. Oggi le cose sono molto differenti.

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Ma cominciamo dall’inizio, dunque precisamente dal concetto di Stato-nazione. Due elementi gli hanno dato forma: il primo, politico e giuridico, era quello di Stato; il secondo, storico, etnico e culturale, era il concetto di nazione. Tuttavia, è a partire dal concetto di Stato-nazione che la nazione è diventata una realtà, che la forza sovrana ha dato origine alla nazione. Quando parliamo di nazione, dobbiamo sempre ricordare questa genesi. In ogni caso, la «nazione» è un concetto del quale sono stati proposti vari criteri di definizione, con differenti radici ideologiche. Di solito si prova ad afferrarlo sotto tre profili.

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