Sade

Posted: novembre 30th, 2011 | Author: | Filed under: au-delà, post-filosofia | 6 Comments »

di Michel Foucault

Perché scriveva Sade? Cosa poteva significare, per Sade, l´esercizio
della scrittura? Dagli elementi biografici che abbiamo su di lui,
sappiamo che ha riempito di inchiostro migliaia di pagine, molte più di
quelle che si sono salvate. Una quantità ragguardevole si è persa, ogni
qualvolta Sade è stato imprigionato. Sade scriveva, infatti, su pezzetti
di carta che gli venivano regolarmente sequestrati. È così che ha
redatto Le 120 giornate, alla Bastiglia, terminandole credo nel 1788-89.
Quando la Bastiglia venne espugnata dai rivoluzionari, quelle pagine gli
furono confiscate. Ecco il lato oscuro della presa della Bastiglia: la
sparizione de Le 120 giornate del Marchese. Fortunatamente queste pagine
vennero ritrovate, ma solo dopo la sua morte. Al tempo, per quella
“perdita”, Sade versò, è lui stesso a ricordarcelo, “lacrime di sangue”.
L´ostinazione che Sade ha posto nella scrittura, le sue lacrime di
sangue unitamente al fatto che ogni volta che pubblicava un libro veniva
sbattuto in galera – ecco, tutto ciò prova che Sade attribuiva alla
scrittura un´importanza ragguardevole. Con il termine “scrittura” non
bisogna intendere il mero fatto di scrivere, ma il fatto di pubblicare.
Poiché – ricordiamocelo – Sade pubblicava i propri testi. E se la
fortuna voleva che, mentre li pubblicava, egli fosse fuori di prigione,
ciò non impediva che fosse arrestato non appena quei medesimi testi
fossero pubblicati. E il tutto proprio a causa della loro pubblicazione.

Da dove viene dunque la serietà della scrittura in Sade? Io credo che a
un primo sguardo sia dovuta a un fatto, a più riprese espresso in
Justine e Juliette. Sade si rivolge ai lettori non in ragione del
piacere che i suoi racconti possono provocare in loro, ma proprio per
ciò che di sgradevole può esservi narrato. Lo dice chiaramente: «Non
avrete di che provare piacere, ascoltando il racconto di storie tanto
raccapriccianti. La virtù punita, il vizio ricompensato, bambini
massacrati, ragazzi e ragazze fatti a pezzi, donne incinte impiccate,
interi ospedali dati alle fiamme. La vostra sensibilità sarà rovesciata,
il vostro cuore non ne potrà più. Ma che cosa volete che vi dica? Non è
alla vostra sensibilità, né al vostro cuore che mi rivolgo. Mi rivolgo
alla vostra ragione – ad essa solamente. Voglio dimostrare una verità
fondamentale, ossia che il vizio viene sempre ricompensato e la virtù
punita». Si pone però un problema. Quando seguiamo un romanzo di Sade,
ci accorgiamo che non c´è assolutamente logica nella ricompensa del
Vizio e nella punizione della Virtù. In effetti, ogni qualvolta Justine,
che è virtuosa, viene punita, la punizione non dipende mai dal fatto che
abbia commesso un errore di ragionamento, che non abbia previsto
qualcosa o sia stata cieca nei confronti di una talaltra cosa. No,
Justine ha calcolato perfettamente tutto, ma le capita sempre una
qualche terribile sventura. Sventura che attiene all´ordine del caso e
come tale la punisce. Justine salva qualcuno? Bene, quando l´ha tratto
in salvo, finisce per massacrarlo. Massacra colui a cui ha appena
salvato la vita. Qui è il caso, sempre il caso, che interviene, mai la
conseguenza logica dei suoi atti. E questo caso determina la punizione.
Quando Sade afferma di indirizzarsi «non al vostro cuore, ma alla vostra
ragione» non è dunque in questione la razionalità del Vizio, né della
Virtù. Sade non si prende seriamente, qui. Ma allora, che cosa vuole
fare quando pretende di indirizzarsi alla nostra ragione, mentre
l´ossatura del racconto si rivolge a tutt´altro orizzonte? Credo che per
capirlo occorra riprendere un passaggio – il solo, in Justine e Juliette
– che si riferisce allo scrivere. Juliette si rivolge a un personaggio,
a un´amica già perversa, ma non totalmente perversa. Non ancora almeno.
Qui si tratta di fare l´ultimo apprendistato, di salire l´ultimo scalino
della perversione. Ecco i consigli di Juliette: «Rimanete quindici
giorni senza occuparvi di lussuria. Distraetevi, divertitevi con altre
cose, ma fino al compimento del quindicesimo giorno non lasciate il
minimo spiraglio alla più piccola idea libertina. Poi coricatevi, da
sola, nella calma, nel silenzio e nell´oscurità più profonda.
Ricordatevi allora di tutto ciò che avete bandito in quei quindici
giorni. Date poi alla vostra immaginazione la libertà di presentare
differenti modi di pervertirvi. Percorreteli nel dettaglio. Passateli in
rassegna. Persuadetevi che tutta la terra vi appartiene e avete il
diritto di cambiare, mutilare, distruggere, rovesciare qualunque essere.
[…] Il delirio si impossesserà di voi. Accendete allora la candela e
trascrivete sui fogli la specie di smarrimento che vi ha infiammato,
senza dimenticare alcuna circostanza che aggravi i dettagli.
Addormentatevi, dopo averlo fatto. L´indomani, rileggete le note e
ricominciate l´operazione». Ecco dunque un testo che chiaramente ci
mostra un modo di usare la scrittura. Un uso chiaro delle scrittura. Si
parte dalla libertà totale assegnata all´immaginazione, si scrive, ci si
addormenta, si rilegge, si procede con un nuovo lavoro
dell´immaginazione, si passa a una nuova elaborazione per mezzo della
scrittura e infine, come dice Sade, alla maniera di una ricetta
culinaria: «Commentate…».

Credo si debba studiare a fondo, in maniera più decisa e precisa, questo
testo. Chiediamoci allora come funziona, in esso, la scrittura. Direi
che in primo luogo la scrittura vi gioca un ruolo intermediario tra
immaginario e reale. Sade, o il personaggio in questione, si dà fin
dall´inizio alla totalità del mondo immaginario possibile e deve quindi
variare questo mondo, superarne i limiti, spostarne le frontiere. Va
oltre, proprio mentre credeva di aver già immaginato tutto, ed è questo
che va trascritto più volte e solo quando sarà arrivato a una data
realtà, allora potrà accedere al famoso: «Commentez ensuite». Come se
fosse facile, commentare quando si è sognato di massacrare migliaia di
bambini, di bruciare centinaia di ospedali, di far esplodere un vulcano…
La scrittura è dunque questo processo, questo momento che ci porta fino
a un reale che, a dirla tutta, spinge il reale fino ai limiti stessi
dell´inesistenza. La scrittura è ciò che permette di spingersi sempre
oltre le frontiere dell´immaginazione. Il principio di realtà o,
piuttosto, la scrittura è ciò che a forza di spinte successive sposta il
momento della conoscenza oltre l´immaginazione. La scrittura è ciò che
forza a far lavorare l´immaginazione, introducendo un ritardo nel
momento in cui il reale finemente si sostituirà al principio di realtà.
La scrittura spinge la realtà fino a divenire irreale quanto
l´immaginazione. La scrittura – ecco la sua prima funzione – abolisce le
frontiere tra realtà e immaginazione. La scrittura esclude la realtà,
ecco quindi che cancella tutti i limiti dell´immaginario.

Ci sono però altre funzioni che orientano la scrittura. La scrittura, in
particolare, cancella il limite temporale, cancella i limiti dello
sfinimento, della fatica, della vecchiaia, della morte. A partire dalla
scrittura, tutto può continuamente, indefinitamente ricominciare. Ma mai
la fatica, mai lo sfinimento, mai la morte si affacceranno in questo
mondo della scrittura, che è precisamente l´elemento che cancella la
differenza tra principio di realtà e principio di piacere. La scrittura
introduce il desiderio nel mondo della verità, togliendo a esso le
briglie e i limiti del lecito e dell´illecito, del permesso e del
proibito, del morale e dell´immorale. La scrittura introduce il
desiderio nello spazio dove tutto il possibile è indefinitamente
possibile e illimitato. La scrittura permette all´immaginazione e al
desiderio di non incontrare più altra cosa che non sia la sua
individualità. Permette al desiderio di essere sempre, in qualche modo,
all´altezza della propria irregolarità. In conseguenza di tutte queste
illimitazioni prodotte dalla scrittura, il desiderio diventa legge a sé
stesso. Diviene sovrano assoluto che detiene la propria verità, la
propria ripetizione, il proprio infinito, la propria istanza di
verifica. Niente potrà più dire al desiderio «sei falso», niente può
rinfacciargli «non sei totalità», niente «è vero ciò che sogni, ma c´è
qualcosa che ti si oppone». Niente può più dire al desiderio «ci sei, ma
la realtà dice un´altra cosa». Grazie alla scrittura, il desiderio è
entrato nel mondo della verità totale, assoluta, illimitata senza
possibile contestazione esterna.

Ecco dunque che, osservata da questa prospettiva, la scrittura sadiana
non ha come caratteristica il mettere in comunicazione, l´imporre, il
suggerire a qualcuno le idee o i sentimenti di un altro. Non si tratta
assolutamente di persuadere qualcuno di una verità esterna. La scrittura
sadiana è una scrittura che non si indirizza a nessuno. Non si indirizza
a nessuno nella misura in cui non si tratta di persuadere a nessuna
verità che avrebbe ipoteticamente nella testa, avrebbe riconosciuto e
dovrebbe quindi imporre al lettore. La scrittura di Sade è una scrittura
assolutamente totalitaria, tanto che nessuno può esserne persuaso in un
senso, e nessuno può comprenderla nell´altro. Ecco dunque che per Sade è
assolutamente necessario che tutti i suoi fantasmi passino per la
scrittura e attraverso la scrittura, in ciò che ha di materiale, poiché,
come ci dice il testo di Juliette, è proprio questa scrittura, quella
materiale, fatta di segni posti su una pagina che possiamo leggere,
correggere, riprendere e via all´infinito – è questa scrittura che mette
il desiderio in uno spazio illimitato, dove ciò che è esteriore, il
tempo, i limiti dell´immaginazione, le concessioni e i divieti, sono
totalmente e definitivamente aboliti.

La scrittura è dunque il desiderio che ha avuto accesso a una verità che
nulla può più contenere. Una verità senza limite. La scrittura è il
desiderio divenuto verità. Verità che ha preso forma di desiderio. Del
desiderio ripetitivo, del desiderio illimitato, del desiderio senza
letto, del desiderio senza esteriorità, dove l´esteriorità è la
soppressione dell´esteriorità in rapporto al desiderio. Questo è quanto
la scrittura porta a compimento, nell´opera di Sade. Ed è la ragione che
lo spinge a scrivere.


Lucio Magri: “PRAGA E’ SOLA” (1969)

Posted: novembre 29th, 2011 | Author: | Filed under: Marx oltre Marx | No Comments »

“PRAGA E’ SOLA” di Lucio Magri (1932-2011)


Grèce: coup d’Etat européen face au soulèvement populaire

Posted: novembre 28th, 2011 | Author: | Filed under: BCE, crisi sistemica | No Comments »

Par Stathis Kouvélakis

À l’heure où ces lignes sont écrites, Loukas Papadémos vient de former le nouveau gouvernement dit «d’entente nationale» appelé à succéder à celui du démissionnaire Georges Papandréou. Il a fallu plusieurs jours de tergiversations et d’âpres négociations entre le PASOK (social-démocrate), toujours majoritaire au Parlement, et la Nouvelle Démocratie (ND, opposition de droite), sans oublier le rôle particulièrement actif de l’extrême droite du LAOS [Rassemblement Populaire Orthodoxe], pour arriver à ce résultat.

Au final, un gouvernement dont les principaux portefeuilles économiques et sociaux restent aux mains du PASOK, la droite se cantonnant à deux ministères «régaliens» (Défense, Affaires étrangères). Un gouvernement également marqué par la participation de l’extrême-droite, pour la première fois depuis la chute du régime militaire (1974), qui se voit attribuer un ministère (Transports et Travaux publics) et trois secrétariats d’État.

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la parola “Partito”

Posted: novembre 27th, 2011 | Author: | Filed under: critica dell'economia politica, postoperaismo | No Comments »

di Mario Tronti

La parola chiave serve per aprire la porta dell’agire politico. Ecco allora la difficoltà. La parola partito sembra oggi non assolvere più a questa funzione. Bisogna capire se è la chiave che si è sverzata nel tempo, o se è la serratura a essere stata cambiata, da qualcuno o da qualcosa. La forma-partito, per continuare a usare questa formula di gergo al tempo stesso burocratica ed eloquente, si è dissolta per consunzione interna, o è stata destrutturata da infiltrazioni climatiche esterne? Ricerca. Prima di tutto ricerca. Questo si vuole dire con questo fascicolo di Democrazia e diritto. E ricerca comparata, tra presente e passato e dentro un presente plurale, fatto di storie diverse, ancora declinate nel solco tradizionale dello Stato-nazione.

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commoning

Posted: novembre 25th, 2011 | Author: | Filed under: comune | No Comments »

Essay

Instead of a license: The words of “Property, Commoning and the Politics of Free Software” that you can read on your screen or print on paper belong to everyone. There is only one mind. However, by default they seem to belong to me exclusively in (copyright) law and in certain customs. These customs I wish to change. A culture where the word needs no protection from enclosure should be a minimum demand. Sharing is caring. If you use substantial parts or make money – ha! – on any of this, then do please get in touch, and if you forget to refer to where “your” ideas came from in an academic context, well that’s your problem. I don’t really believe in that system anyway, so what happens there is of little interest. Attribution is not only to be nice, but also to provide links between words with ideas, arguments and other trains of thought. Think carefully.

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La sollevazione

Posted: novembre 25th, 2011 | Author: | Filed under: au-delà, comune, postcapitalismo cognitivo | No Comments »

L’intelletto generale alla ricerca del corpo

di Franco Berardi “Bifo”

Questo testo è tratto dalle pp. 121-125 di Franco Berardi Bifo, La sollevazione. Collasso europeo e prospettive del movimento, Manni, Lecce 2011, pp. 160, € 10.00 (qui la scheda di presentazione editoriale)

Il 14 dicembre del 2010 centinaia di migliaia di persone, per gran parte studenti e ricercatori invasero il centro delle città di Londra di Atene e di Roma e li misero a soqquadro. Non proprio a ferro e fuoco, per questa volta, la prossima si vedrà.
La loro piattaforma rivendicativa, se così la vogliamo chiamare, consisteva semplicemente in questo: la conoscenza, la ricerca, l’educazione non possono essere sottoposte agli interessi di arricchimento di una ristretta classe finanziaria, e le autorità politiche e finanziarie europee non possono tagliare i fondi per la ricerca e per la scuola, né possono pretendere di sottomettere le linee di sviluppo della ricerca e dell’educazione alle finalità del profitto e della competizione. Se si fa questo si avvia un processo di imbarbarimento, di de-civilizzazione.

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Il codice del capo

Posted: novembre 25th, 2011 | Author: | Filed under: critica dell'economia politica | No Comments »

di Michele Prospero

Una forma contingente della politica che in Italia è diventata forza di sistema. Anticipazione dalla relazione che l’autore terrà a Roma in un forum dedicato ai populismi.

Il populismo, colto in un senso ampio, comprende un atteggiamento, una retorica, una inclinazione che caratterizza molteplici soggetti e movimenti. Il tratto caratterizzante di tali manifestazioni, dipinte al solito come forme irrituali rispetto alla configurazione postulata come normale della politica, è la riconduzione alla entità denominata di volta in volta popolo, gente, società civile di virtù originarie che brillano come autenticità rispetto alla perdita di senso sprigionata dalla classe dirigente professionalizzata. In tal senso, alla fenomenologia del populismo appartengono molteplici figure e svariati comportamenti che contrappongono in maniera strutturale élite, poteri forti, istituzioni, caste e sfere pubbliche di rappresentanza. Troppi movimenti rientrano però in questo ambito di azione anticonvenzionale che sprigiona una palese estraneità o deviazione rispetto ai moduli della rappresentanza per rendere proficuo un concetto così elastico e onnicomprensivo. Questa sterilità assiologica di un concetto dalle maglie troppo larghe comporta la necessità di uno sforzo di delimitazione con l’adozione di una griglia concettuale capace di fornire una selezione più specifica del fenomeno. Poiché i populismi sono variegati e hanno storie e culture diverse, il populismo andrebbe assunto come un concetto che si presenta con uno spettro mutevole che oscilla dalle manifestazioni di protesta di minoranze intense ed escluse a una tratto sistemico di forze che raggiungono il potere e connotano in varie intensità un intero ciclo lungo della storia italiana.

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reddito minimo

Posted: novembre 23rd, 2011 | Author: | Filed under: comune, critica dell'economia politica | No Comments »

Lettera aperta del Bin Italia al Presidente Monti e al Ministro del welfare

Il Bin-Italia ha rivolto al neo-presidente del consiglio Mario Monti e alla nuova ministra del welfare Elsa Fornero un appello per l’introduzione urgente, immediata di una misura di reddito minimo garantito incondizionato. L’appello del Bin-Italia è a fare presto nel realizzare misure efficaci e non più rinviabili per contrastare l’emergenza sociale in atto nel nostro paese. Per scongiurare il rischio di default dei diritti di cittadinanza e per consentire al nostro Paese di adeguarsi agli strandard europei di protezione della dignità umana si rende indispensabile il riconoscimento di forme individuali di reddito garantito.

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Révolution egyptienne

Posted: novembre 23rd, 2011 | Author: | Filed under: Révolution | 9 Comments »

Je voudrais, avant de commencer ce post, faire un appel à ses lecteurs. Comme vous le savez, ce blog comme de nombreuses publications sur ce site ne sont possibles que parce que « Le Monde diplomatique » existe et finance ces activités. Comme tous les ans, nous faisons appel aux dons des lecteurs pour aider et consolider notre indépendance. Je vous invite à y participer, dans la mesure de vos moyens, et à relayer cet appel autour de vous.

Les prévisions les plus pessimistes étaient devenues monnaie courante. Après le printemps venait l’automne arabe, la contre-révolution était en marche, et, pour certains, la révolution n’avait même pas eu lieu. Ce sentiment était sans doute d’autant plus prégnant que le renversement des régimes tunisien et égyptien s’était opéré avec une apparente facilité, créant l’illusion que les transformations seraient simples. Dès que le processus sembla ralenti, les augures annoncèrent que la révolution avait perdu. Pourtant, toute l’histoire des révolutions, de la révolution anglaise à la révolution française, de la révolution bolchevik à la révolution algérienne, prouve que les transformations nécessitent du temps, de l’énergie, souvent des affrontements violents. Rarement les classes dominantes cèdent sans combattre. Mais si la contre-révolution est une réalité, rien n’indique qu’elle doive nécessairement l’emporter.

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il paradosso dell’Italia

Posted: novembre 21st, 2011 | Author: | Filed under: crisi sistemica, critica dell'economia politica | No Comments »

di ANDREA FUMAGALLI

L’attuale situazione politica italiana è alquanto paradossale. Non è una novità, è una costante dell’Italia.

Soltanto un anno fa, da un punto di vista economico, non si riscontravano segnali che potessero far pensare ad una pressione speculativa così forte sull’Italia. Non aveva tutti i torti il ministro Tremonti ad affermare che i fondamentali economici del paese erano sufficientemente solidi. Il rapporto debito/pubblico italiano era sì molto elevato (120%), ma, tutto sommato, lo stesso di 20 anni fa e nel corso della crisi dei subprime l’Italia aveva fatto registrare l’aumento più contenuto, di gran lunga inferiore a quello Usa (dal 60% del 2007 al 105% di oggi). Al netto della spesa per interessi, il rapporto deficit/Pil risultava inferiore a quello francese e inglese e di poco superiore a quello tedesco. Inoltre il tasso d’inflazione era in linea con quello europeo e la disoccupazione ufficiale (sottostimata rispetto a quella reale) pure. Piuttosto, il problema economico dell’Italia risulta la sua bassa crescita, a seguito dell’elevata precarizzazione del lavoro che penalizza i settori a più alto valore aggiunto e la dinamica della produttività e un’eccessiva concentrazione dei redditi che penalizza la domanda interna.

[…]