La escuela zapatista

Posted: Settembre 8th, 2013 | Author: | Filed under: comune, epistemes & società, Marcos, Révolution, vita quotidiana | No Comments »

di MIGUEL CONCHA *

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La Escuelita zapatista è stata colma di esperienze, saperi e speranze confermate. Sono stati momenti utili per generare nuovi stimoli in un’epoca che sembra perdere riferimenti di lotta e trasformazione. La vita in comunità ed il lavoro collettivo hanno permesso a 1.700 persone, venute da diverse parti della Repubblica e del mondo, di riconoscersi nel forte desiderio di collaborare nella costruzione di un mondo dove stiano tutti i mondi.

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Walter Benjamin. Una costellazione che brilla di nuova luce

Posted: Settembre 3rd, 2013 | Author: | Filed under: philosophia | No Comments »

di Paolo B. Vernaglione

Benjamin

Giorgio Agamben, sprofondato per anni nello studio del pensiero e dell’opera di Walter Benjamin, porta alla luce il senso storico dell’opera dell’autore dei Passagen. In anni di ricerche, nel paziente lavoro archeologico di documentazione e
restitutio in integrum del pensiero del più importante e
necessario critico e teorico del materialismo, si dispiega una ragione costruttiva dell’intero testo vivente che costituisce l’opera di Benjamin.

E’ il risultato di una scrupolosa e ahimè oggi non
praticata documentazione e ricostruzione filologica dell’opera
che ha condotto Agamben a ritrovare un significato eccedente og
ni qualificazione del Benjami “già edito”.

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From the end of national Lefts to subversive movements for Europe

Posted: Settembre 2nd, 2013 | Author: | Filed under: 99%, bio, comunismo, postoperaismo, Révolution, vita quotidiana | 7 Comments »

di Antonio Negri

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When we speak of the globalization of markets we also speak of a limitation imposed on the sovereignty of nation-states. In Western Europe, the essential error of national left-wing movements and parties [des gauches nationales] has been their failure to understand that globalization is an irreversible phenomenon.

Up until the fall of the Soviet Union, the US leadership succeeded in combining – with prudence, but also with manifest consistency – the national specificities of countries belonging to the Western alliances (and NATO, above all) with the continuity of classical imperialism, marshalling them together against ‘real socialism’. Ever since 1989, with the fall of the Soviet bloc, the ‘hard power’ of the United States has been replaced little by little by the ‘soft power’ of the markets: the freedom of commerce and money have subordinated the old instruments of power (the military and the international police), and financial power and the authoritarian management of public opinion have determined the field in which the new liberal actions that support market policies will be undertaken from now on. Neoliberalism has organized itself powerfully on the global level: today it manipulates the current economic and social crisis to its own advantage and can quite probably look forward to a radiant future… A democratic and peaceful transformation of the political foundations [assises] of neoliberalism is unimaginable on the global level – at least so long as no revolutionary ruptures take place.

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commonware: “DENTRO LA CRISI ALLO SPECCHIO”

Posted: Settembre 1st, 2013 | Author: | Filed under: 99%, anthropos, au-delà, comune, comunismo, crisi sistemica, digital conflict, Marx oltre Marx, post-filosofia, postcapitalismo cognitivo, postoperaismo, Révolution | 6 Comments »

di COMMONWARE

comunia

Quando le lotte esplodono nei Brics. Ecco la questione che ci poniamo, o meglio a cui la Comune di Gezi e il movimento passe livre in Brasile ci pongono di fronte. In prima battuta, offrono l’occasione per mettere ancora una volta a critica il continuo ripresentarsi di un’immagine termidoriana dell’attuale fase.

Arrivati ormai al sesto anno della crisi, che a suo tempo definimmo globale e permanente, è come se per molti fosse ormai conclamata non solo l’insufficienza dei movimenti, ma un loro strutturale destino di sconfitta e irrisolutezza. Da qui la scelta di ripiegamenti e scorciatoie, poco conta se “in avanti” o “indietro”, se dettati da ingenua buona fede o da calcolo opportunistico. Il risultato è identico: l’evitare di confrontarsi con gli avanzamenti e i punti di blocco, cioè i nodi reali delle lotte laddove ci sono, oppure della loro difficoltà a emergere e diventare tessuto connettivo. “Ma in Italia di lotte non ce ne sono!”, recita la vulgata, dentro e fuori dai movimenti. É forse la stessa cosa che avrebbero potuto dire i compagni a Istanbul o a Rio de Janeiro, per non parlare degli Stati Uniti pre-occupy o in Tunisia ed Egitto prima dell’ondata rivoluzionaria che ha messo a soqquadro il Nord Africa. Sarebbero stati incauti, quei compagni, o quantomeno – possiamo dire oggi – non avrebbero considerato quelle genealogie più o meno profonde che di quelle insorgenze costituiscono l’indispensabile spina dorsale. Non ci interessa consultare la cabala o fare i bookmaker delle rivolte globali: il nostro compito, più sobrio e in definitiva più impegnativo, è di provare a leggere delle tendenze, di elaborare ipotesi politiche, di scommettere sulla differente composizione di elementi che già esistono o in modo caotico si stanno formando.

A tale scopo, queste lotte ci interrogano su questioni di fondo: innanzitutto, è possibile indicare un paradigma comune dei movimenti nella crisi? Non stiamo ovviamente parlando di un peraltro impensabile quadro unitario e omogeneo, quanto invece di elementi comuni che possano permettere di porre su un piano di immediata comunicazione e traducibilità le differenti lotte. Se questo paradigma è individuabile, in che modo quello che è avvenuto in Turchia e in Brasile lo modificano? I materiali di analisi e riflessione che presentiamo in apertura della nostra Cartografia delle lotte nella crisi offrono, in questa direzione, importanti contributi.

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